Piccola guida per viaggiatori golosi a Torino

Non si può parlare di Torino senza parlare di cioccolato. Questo connubio perfetto nasce nel 1560 quando, per festeggiare il trasferimento della capitale ducale da Chambéry a Torino, Emanuele Filiberto di Savoia servì simbolicamente alla città una fumante tazza di cioccolata. È proprio qui che sono stati creati il Bicerin, bevanda calda a base di caffé, cacao, crema di latte e il Gianduiotto, realizzato unendo il cacao alla nocciola delle Langhe, il primo cioccolatino ad essere incartato. Nella mia 48 h nella ex capitale d’Italia mi sono divertita a girare per le migliori cioccolaterie della città, a partire da quelle storiche fino alle ultime nate.

La Baratti & Milano nasce come liquoreria-confetteria nel 1858 con bottega sull’attuale via Garibaldi, grazie al connubio tra Ferdinando Baratti e Edoardo Milano. Dopo soli pochi anni, la necessità di trovare più ampi spazi portò al trasferimento nell’attuale sede, nella appena realizzata Galleria Subalpina, che divenne ben presto una delle sale da tè più frequentate in città. Nel 1874 la ditta ottenne il titolo di “Provveditori di S.M. il Re d’Italia e dei Reali Principi”. Proprio qui fu inventato il mitico cremino! https://caffe.barattiemilano.it

Stratta Altra istituzione torinese, facente parte dell’associazione ‘Locali storici d’Italia’, Stratta aprì nel 1836 in Piazza San Carlo, considerato il salotto buono di Torino, e vanta uno dei migliori “dehors” cittadini. Tra le sue specialità confetti, tartufi, marrons giacés, gelatine di frutta. Le sue vetrine piene di coloratissimi bonbons fanno tornare un pò bambini. https://www.stratta1836.it

Pfatisch Più recente delle precedenti, nasce infatti nel 1915 dal maestro di origine bavarese Gustavo Pfatisch, la Pasticceria e Cioccolaria è un’altra delle storiche “fabbriche del cioccolato” del capoluogo piemontese. Collocata in posizione meno centrale, vicino alla stazione di Porta Nuova, è anch’essa inclusa nei “Locali storici d’Italia”. Il suo laboratorio sotterraneo è una sorta di museo, conserva infatti le vecchie macchine per la produzione del cioccolato, fabbricate tra fine Ottocento e il primo Novecento, ancora funzionanti anche se non più in uso. http://www.pfatisch.com/it/

Bicerin altro locale che ha fatto la storia di Torino, aperto nel 1763 nella bella piazzetta della Consolata, deve la sua fama soprattutto alla creazione del Bicerin, golosa bevanda composta da caffè, cioccolato e crema di latte. Da questo locale il Bicerin si diffuse in tutta la città, diventando uno dei simboli di Torino, ma sicuramente berlo qui ha tutto un altro sapore ed un’atmosfera di altri tempi. Il locale ha avuto ospiti illustri come il Conte di Cavour, Giacomo Puccini, gli Agnelli, mentre Umberto Eco lo descrive dettagliatamente nel “Cimitero di Praga”. Da gustare qui cioccolata in tazza, lo zabaione, la Torta Bicerin che riprende i sapori della bevanda, e persino il liquore e il toast al cioccolato! https://bicerin.it

Guido Gobino altro nome top tra i cioccolatai torinesi, tanto da far parte dell’Exclusive Brandes Torino e di essere addirittura andato nello spazio!! Le specialità Extra Bitter dell’azienda sono state infatti in missione prima con Luca Parmitano e poi con Paolo Nespoli. e il suo cioccolato è stato scelto dall’ESA come Bonus Food Ufficiale delle missioni spaziali internazionali. Direi che non serve aggiungere altro! Purtroppo non sono riuscita a vedere la bottega di Via Lagrange perché stava chiudendo, ma ho potuto acquistare i suoi gianduiotti in aeroporto. Mi riprometto di fare una degustazione la prossima volta! https://www.guidogobino.it

Castagna Guido Castagna è colui che ha saputo stravolgere il tradizionale Giuanduiotto cambiandone forma, peso e grado di raffinazione per creare il Giuinott. Il suo store è elegante come una boutique di lusso! https://www.guidocastagna.it

Peyrano un’altra delle insegne più prestigiose e antiche della città aveva chiuso nel 2019. Per fortuna l’azienda, nata nel 1914 producendo caramelle, fornitrice della Casa Reale negli Anni Trenta, ha ricominciato la sua produzione dopo essere stata rilevata da un giovane imprenditore. http://peyrano.com

Torino Cioccolato Mi sono imbattuta in questo negozio camminando su via Maria Vittoria, a poca distanza dalla sede di Castagna. Marca più giovane, nasce infatti nel 1980, e meno nota delle altre, produce solo cioccolato in tavoletta e rum! http://torinocioccolato.it

Caffarel Paul Caffarel aprì la sua bottega nel 1826 contribuendo a far diventare Torino una capitale del cioccolato. Proprio a loro si deve la nascita del gianduiotto nel 1865: durante il carnevale di quell’anno, la maschera tradizionale della città Gianduia lanciò sulle persone che festeggiavano i primi cioccolatini incartati singolarmente, che da lui prenderanno il nome. Anch’essa nominata tra i fornitori della Reale Casa nel 1869, alla fine del XX secolo è stata acquisita dalla Lindt perdendo così il suo carattere artigianale. La sede di via Carlo Alberto è un normalissimo negozio moderno, senza il fascino di altri che ho visitato. http://www.caffarel.com/it

E alla fine del mio tour, questo è il bottino che ho riportato a casa!!

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Io e la Betsy

Facebook continua simpaticamente a ricordarmi che in questi giorni, due anni fa, ero in missione a Londra. Grazie Mark, mi serve davvero un aiuto per accrescere la nostalgia di quella splendida città e di uno dei sitting migliori che ho fatto e che, per fortuna, ho potuto replicare quest’anno! Ho già parlato ampiamente del quartiere in cui ho vissuto e che ho amato esplorare, Hampstead, ho voglia invece di dedicare un post a uno degli animali a cui mi sono più affezionata, ovvero Betsy.

Betsy è una simpaticissima Jack Russell di circa 7 anni la cui grande gioia nella vita è correre dietro alla sua pallina: penso potrebbe rincorrerla, velocissima, per ore, tanto che nelle nostre belle passeggiate a Primrose Hill e a Regent’s Park ero un pò restia a farla correre troppo, nel timore che prima o poi le prendesse un colpo! Con lei ho girato tanto alla scoperta di Belsize e Hampstead, anche nella speranza d’incontrare uno dei tanti Vips che abitano nella zona, ma niente, mai avuto fortuna.

Con lei seduta sulle mie gambe ho passato dei tranquilli pomeriggi di pioggia bevendo tè e leggendo sulla mitica chaise-longue Eames, la poltrona più comoda del mondo, e serate sotto il plaid guardando la tv. La notte si metteva a dormire sul mio letto e verso le 6 di mattina immancabilmente si intrufolava sotto il piumone! Non molto igienico sicuramente, ma non avevo il coraggio di mandarla via perché mi faceva troppo ridere questa cosa! Insieme una sera andammo in cima alla collinetta di Primrose Hill per ammirare, una volta tanto by night, il meraviglioso panorama di Londra che si gode da lassù per poi scappar via a gambe levate visto che non c’era nessuno, ma proprio nessuno, in giro! A febbraio ho ritentato l’impresa di andare al parco durante la passeggiata serale, stavolta insieme ad un’amica, ma faceva troppo freddo e Betsy aveva anche meno voglia di noi di camminare e così siamo rientrate di corsa a casa.

Ogni volta che sono tornata a Londra sono riuscita ad incontrare Betsy e la sua padrona (che tra l’altro dopo l’ultimo sitting, mi doveva un pranzo, ma purtroppo il Covid ha deciso altrimenti) e spero davvero di poterle incontrare di nuovo al più presto.

Un’oasi di pace a Roma

Per una volta tanto, voglio giocare in casa e visto che sono romana, parlerò di uno dei miei luoghi preferiti in città, l’Orto botanico. Nelle ultime settimane lo sto frequentando ogni domenica in quanto seguo delle lezioni di botanica e ogni volta scopro ed imparo cose interessanti.


L’Orto botanico di Roma ha origini antiche, infatti fu nel 1660 che all’Università venne assegnato un terreno per crearci un orto botanico universitario. Dalla prima sede sul Gianicolo, vicina a quella attuale, fu spostato in via Panisperna nel 1876, ma a causa dell’inadeguatezza di questa collocazione, dopo pochi anni venne trasferito nell’odierna sistemazione nei giardini di Villa Corsini.

Questa oasi di pace e di verde al centro di Roma presenta caratteristiche diverse: la zona pianeggiante che si incontra subito dopo l’entrata rispecchia l’antico aspetto del giardino Riario-Corsini, arricchito dal bel viale centrale costeggiato dalle palme, mentre nella parte alta, oltre a un bellissimo bosco di Conifere, è presente una zona con vegetazione mediterranea a leccio, probabilmente ultimo residuo di quella che copriva tutto il colle del Gianicolo. A proposito di palme, proprio qui c’è la più grande collezione all’aperto in Europa di queste piante.

In un’altra zona è stato ricreato un tipico giardino giapponese, mentre un’area è destinata a roseto, notevole è anche la collezione di bambù. Nel cosiddetto Giardino dei sensi, vasche in muratura accolgono piante riconoscibili al tatto o all’odore corredate da cartellini in Braille. In tutto sono presenti circa 3.500 specie vegetali, di cui alcune rare se non rarissime come la Wollemia nobilis W.G. Jones, K.D. Hill et J.M. Allen, una conifera ritenuta estinta fino al 1994. Il giardino è aperto tutti i giorni e organizza interessanti visite gratuite ed eventi vari, adesso ha aperto una casa delle farfalle che attira tantissimi bambini: in definitiva è il luogo perfetto, sia per i romani che per i turisti, per trascorrere qualche ora in totale relax in mezzo alla natura.

48 h a Torino

Torino 30 Settembre 2020

Grazie ad Alitalia, che ha pensato bene di non prorogare la scadenza delle Gift Cards, nonostante sia stato impossibile volare per mesi, dovendo utilizzare una delle carte regalo, mi sono concessa una piccola vacanza senza pelosi da accudire e ho finalmente realizzato il desiderio di vedere Torino. In realtà volevo anche sfruttare il voucher della Regione Piemonte che permetteva di soggiornare in molte strutture per tre notti al costo di una, ma rimandataria come sono, il giorno in cui mi ero decisa a prenotare l’albergo, i fondi per i voucher erano terminati! Poco male, alla fine ho trovato un b&b davvero carino dove sono stata benissimo e che mi ha accolto simpaticamente così.

Grazie agli orari un pò infelici dei voli, in pratica ho avuto solo 48 ore per stare in città, poche, davvero troppo poche per vedere tutto quello che avrei voluto. Così, per evitare di fare tutto di corsa, ho tagliato drasticamente la lista delle cose da vedere e ho deciso di prendermela comoda.

Torino mi da il benvenuto con uno splendido pomeriggio di sole e una tiepida serata autunnale e inizio subito ad amare questa città, così elegante, tranquilla e poco turistica.

Dopo una passeggiata di più di 10 km e una gustosa cenetta a base di jacket potato – tipico piatto torinese : )! – da Poormanger, mi ritrovo ad ammirare Piazza Castello semivuota ed illuminata dalla luna piena. La vacanza è iniziata bene!

Discovering Italy: La Magica Torino

Nel cercare informazioni e curiosità in vista di un breve viaggio a Torino ho trovato questo interessante post del blog di “The Traveling Fork” che condivido con piacere.

The Traveling Fork

Si dice che Torino sia la città magica per eccellenza e che vi sia una città nella città, popolata di nascondigli segreti, occultismo e simbolismo esoterico, di luce e di tenebra. Leggenda vuole, infatti, che la città sia profondamente legata a tutti e due i triangoli del mondo della magia: sia a quello della magia bianca, che comprende anche Lione e Praga, che a quello della magia nera, insieme a San Francisco e Londra. Secondo altri, Torino è percorsa da due correnti energetiche opposte, date dallo scorrere della Dora (polarità femminile) e del Po (maschile), che scorrendo nel sottosuolo conferirebbero alla città un polo di energie telluriche positive da un lato e negative dall’altro.

In questo caleidoscopio di combinazioni su cui molti discutono, vi propongo un tour alla scoperta delle sue zone d’ombra e di luce. Pronti?

File:Brogi, Carlo (1850-1925) - n. 8106 - Torino - Piazza dello ...Il percorso ha inizio dalla parte più misteriosa e inquietante della città: Piazza Statuto, situata…

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Una visita all’Imperial War Museum

Londra 14 Luglio 2018

Il recente post sul Musée National d’Histoire Militaire del Lussemburgo mi ha riportato alla mente la visita al meraviglioso Imperial War Museum di Londra. Ne avevo già parlato in un vecchio articolo a proposito dei musei londinesi (https://bit.ly/2Hx7YAd) ma penso che meriti davvero uno spazio tutto suo. Avendo avuto la poco brillante idea di raggiungere il luogo a piedi, dopo una mattinata trascorsa alla Torre di Londra, raggiunsi il museo abbastanza in ritardo su quanto previsto e dovendo poi tornare a casa per portare a spasso Fizz, la visita fu purtroppo un pò veloce, ma ugualmente entusiasmante.

Già solo l’ampio e scenografico atrio del museo, dove sono esposti aerei, missili ed altro materiale ci mostra subito quali allestimenti di forte impatto ci aspettano nelle varie sezioni: bisogna riconoscere che in questo i musei londinesi sono eccezionali, con allestimenti davvero coinvolgenti e d’effetto, realizzati per evitare la monotonia di tante sale tutte uguali come accade ancora in Italia.

L’esposizione inizia con la galleria dedicata alla Prima Guerra Mondiale, mirabilmente rinnovata nel 2014 dallo studio di design Casson Mann, ai quali va tutto il mio rispetto e un pò di sana invidia (hanno messo le mani anche nel Maritime, per dire! Magari provo a sentire se hanno bisogno di un’attempata stagista). È qui che troviamo, tra le altre tante cose, la ricostruzione di una piccola trincea che ci fa (parzialmente) rivivere e capire quella che può essere stata l’esperienza di logoranti battaglie come quella della Somme.

Foto presa dal web

Si passa poi alla Seconda Guerra Mondiale e alla toccante “Holocaust Exhibition” mentre, come leggo sul sito del museo, una delle sezioni che più mi era piaciuta, “Family in Wartime” che mostrava la vita dei civili in tempo di guerra, riproducendo persino l’interno di una tipica casa britannica, è stata chiusa, spero non in via definitiva. Da visitare rimangono ancora la Lord Ashcroft Gallery che rende omaggio a coloro che, per i loro atti di coraggio, sono stati decorati con la Victoria Cross e le gallerie dedicate ai conflitti più recenti.

L’IWM ha due estensioni nell’ IWM Duxford, che è il museo dell’aria più grande d’Europa, collocato in una delle basi della RAF da cui partirono molte delle missioni della Battaglia d’Inghilterra, e l’IWM North di Manchester. Per gli appassionati di fotografia, segnalo che nella sezione Prints del sito è possibile acquistare, tra le altre cose, delle bellissime immagini del celebre fotografo Cecil Beaton!

A completamento della visita, sarebbe interessante andare a vedere anche le Churchill War Rooms, ovvero i sotterranei dove si insediò il Cabinetto di guerra inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, e la nave da guerra HMS Belfast, ma di questo spero vivamente di poter scrivere presto visto che non sono ancora riuscita a visitarli.

https://www.iwm.org.uk

Foto presa dal web

Una novità per camminare a Londra

Mi piace camminare, e quale miglior modo di conoscere una città se non quello di girovagare, a volte senza una meta precisa, per le sue strade, cercando possibilmente di evitare i tracciati meno battuti?

Grazie a “Londra Da Vivere“, sito e pagina Facebook ricchissimi di notizie ed informazioni su Londra, sono venuta a conoscenza di una interessante notizia. La TFL, la società dei trasporti londinese, ha creato una nuova mappa della città, chiamata Footways, che mostra itinerari alternativi e meno noti che collegano stazioni, monumenti, parchi e mete popolari così da permettere di percorrere a piedi strade meno affollate, evitando le zone più congestionate della città. Uno degli scopi della mappa è infatti quello di disincentivare, per quanto possibile, l’uso dei mezzi pubblici in questi tempi così difficili scoprendo al tempo stesso percorsi meno conosciuti, ma non per questo meno ricchi di attrattive. La guida copre la zona centrale della capitale britannica ed è disponibile sia in versione cartacea che digitale (https://footways.london).

Dato il mio amore per Londra spero di riuscire ad avere una copia di questa mappa e soprattutto di poter tornare presto ad esplorare i suoi quartieri e le sue meraviglie!

La mappa non è questa!!

Meglio soli o accompagnati?

Viaggiare soli è bellissimo e temo che, una volta provata l’esperienza, sia difficile riadattarsi a farlo in compagnia. La completa libertà di andare dove ci pare e fare ciò si vuole è appagante, ma non è detto che a volte non ci si senta soli e non si abbia voglia di condividere un pò di tempo con altre persone, magari un connazionale che vive in zona. A me, per esempio, non piace passare troppo tempo al ristorante da sola ed è per questo che all’estero mangio sempre un pò sbrigativamente e magari non entro in qualche localino che invece mi attirerebbe (a Londra risolvo brillantemente il problema in maniera sana ed economica grazie a Pret a Manger e Le Pain Quotidiane, due ottime catene per pasti buoni e veloci!).

Per fortuna la rete ci viene incontro per risolvere questo problema (così come tanti altri) e un aiuto ci può arrivare da Meetworld® – Viaggiare & Incontrarsi nel Mondo. Meetworld è un gruppo Facebook che nasce proprio dall’idea di far incontrare viaggiatori solitari in giro per il mondo. Si scrive un post facendo conoscere la meta e le date del viaggio e se qualcuno ( un locale o un altro giramondo) risponde il gioco è fatto! Semplice no?

Personalmente ho fatto due esperienze a Londra ed entrambe le volte è stato un piacevole incontro: la prima volta ho fatto una passeggiata per Camden Town con Francesco, un altro solo travel in viaggio per festeggiare il suo compleanno e la seconda ho pranzato da Carluccio’s con la simpaticissima Anna Maria, anche lei petsitter in missione in città, con la quale sono ancora in contatto. Ovviamente non sempre funziona, questa volta per esempio non siamo riusciti ad organizzare un incontro di gruppo, ma tentar non nuoce!

(Foto prese da Pexels)

Affinchè la storia non si ripeta

Lussemburgo 18 Agosto 2018

In passato la città di Lussemburgo fu definita ” la più imprendibile delle roccaforti del mondo dopo Gibilterra“, e in effetti ancora oggi conserva memoria di assedi e fortificazioni.

Parte dei Paesi Bassi prima e della Francia poi, l’attuale Granducato nacque nel 1815 con il Congresso di Vienna. Il Lussemburgo si proclamò neutrale nel 1867 a Londra, ma questo non risparmiò il paese dall’invasione tedesca in occasione delle due guerre mondiali: particolarmente dura fu l’occupazione degli anni ’40 quando il popolo rifiutò di essere incorporato al Reich. In un altro post ho parlato del suggestivo cimitero-memoriale dedicato ai soldati americani, situato a pochi chilometri da Lux City (https://bit.ly/3ia5TaU).

Al passato militare del Granducato è stato dedicato un museo nazionale, il Musée National d’Histoire Militaire, nel paesino di Diekirch, a una quarantina di km dalla capitale, in gran parte incentrato sul ruolo assunto dalla città nell’ offensiva delle Ardenne durante la seconda guerra mondiale, museo che non ho mancato di visitare.

L’obiettivo dei curatori era quello di dare un’obiettiva e storicamente esatta rappresentazione delle operazioni militari dal punto di vista sia dei militari americani e tedeschi che della popolazione civile. La particolarità del museo è che è costituito principalmente da diorami che illustrano scene di vita militare: gli oggetti in mostra sono tutti originali.

Oltre alle armi, a ogni tipo di equipaggiamento e di veicolo, ci sono anche fotografie, oggetti personali, documenti e divise donati da soldati, anche tedeschi, che qui combatterono: grazie al museo alcuni ex nemici qui si sono rincontrati, perché il messaggio che il museo intende diffondere è un messaggio di riconciliazione e di pace. Il pezzo forte è il diorama che mostra l’attraversamento notturno del fiume Sauer proprio nei pressi di Diekirch.

Devo dire che l’allestimento è molto interessante, anche se ritrovarmi sola in alcune sale un pò di ansia mi ha messo, come se all’improvviso qualche manichino potesse prendere vita! : ). Di certo può essere una visita istruttiva anche per chi non è molto interessato a questi temi.

http://www.mnhm.net/ng/index.php

Cosa mi piace di Amsterdam e cosa no

Oggi parlerò dei luoghi classici di Amsterdam, quelli che ogni bravo turista non può perdersi, stilando una mia personalissima classifica di cosa mi è piaciuto di più e di meno.

MUSEI: ***** Quelli assolutamente da non mancare sono tre: il Rijksmuseum, il Van Gogh e il Nederlands Scheepvaartmuseum.

Il Rijksmuseum è uno di quei musei che non ha davvero bisogno di presentazioni: grandissimo, bellissimo, bisogna spenderci almeno una mezza giornata. Da non perdere i quadri di Rembrandt e Vermeer qui conservati. Forse non tutti sanno che ha anche un bel giardino dove riposarsi dalle fatiche della visita. https://www.rijksmuseum.nl/en

Non si può andare ad Amsterdam e non visitare il Van Gogh Museum, aperto nel 1973 accanto al Rijksmuseum. Collocato in un bell’edificio moderno, conserva la più grande collezione di quadri del pittore, personalmente non mi aspettavo un tale numero di opere. Ovviamente affollatissimo, bisogna dotarsi di un pò di pazienza per dibblare gli altri visitatori e godersi con un attimo di calma i capolavori del grande Vincent. Consiglio di evitare di visitare i due principali musei di Amsterdam nello stesso giorno, si rischia di rimanere sopraffatti dal numero e dalla bellezza delle cose esposte. Meglio prenotare online per entrambi così da evitare di fare lunghe file. https://www.vangoghmuseum.nl/en

 Il “Museo della navigazione dei Paesi Bassi” – Nederlands Scheepvaartmuseum – è il più grande museo al mondo dedicato alla navigazione ed è collocato in un bellissimo edificio circondato dall’acqua, un ex magazzino dell’Ammiragliato, utilizzato in seguito come arsenale della Marina olandese. La maggiore attrazione del museo è la copia in scala pressoché reale della nave Amsterdam, un galeone della Compagnia Olandese delle Indie Orientali  affondato nel Mare del Nord in prossimità delle coste inglesi nel 1769 durante il viaggio inaugurale (non vi ricorda la storia del Vasa?? https://bit.ly/31zc6HC). Visitarlo è davvero divertente ed istruttivo! https://www.hetscheepvaartmuseum.com/italian

Nemo è il museo della scienza, progettato da Renzo Piano. Non sono riuscita a visitarlo, quindi non posso dare un giudizio, ma se proprio siete stanchi di stare dentro i musei, salite sulla terrazza creata sul tetto dell’edificio e godetevi la vista e un drink!

La casa-museo di Anna Frank non sono riuscita a visitarla, troppa fila da fare.

QUARTIERE A LUCI ROSSE: no! Entrati ed usciti dopo 5 minuti, una tristezza assoluta, non tanto per le famose donne in vetrina, ma per quell’atmosfera da “stiamo facendo qualcosa di trasgressivo” di chi c’era in giro, quando di trasgressivo ormai proprio non c’è niente.

Rembrandthuis:*** Confesso di essere rimasta un pò delusa dalla visita della casa dove Rembrandt visse più di 20 anni, le cose più notevoli mi sono sembrate lo studio dove lavorava e la lezione su come si realizzavano i quadri che qui si tiene. Di certo è interessante vedere come poteva essere una ricca abitazione del 17° secolo, ma se è questo che cercate, allora consiglio di andare alla Ons’ Lieve Heer op Solder (vedi sotto).

Ons’ Lieve Heer op Solder:***** Lo strano nome di questa casa-museo – il nostro Signore nell’attico – si riferisce al fatto che all’ultimo piano di questo edificio si nascondeva una chiesa, risalente al 1663. All’epoca i Paesi Bassi erano protestanti ed era proibito celebrare la messa, anche se le autorità, tolleranti già allora, chiudevano un occhio di fronte a queste chiese clandestine, purché dall’esterno non si notasse nulla. La casa era stata acquistata dal mercante Jan Hartman, che ne curò una ristrutturazione radicale. I tre piani più alti furono uniti grazie alla rimozione di gran parte dei pavimenti così da creare un ampio ambiente, che costituiva la navata della chiesa, con due ordini di balconate disposte intorno a esso. Nella parte privata la casa conserva ancora l’aspetto che aveva nel 17° secolo ed è davvero suggestivo vedere come si viveva all’epoca (per fare un esempio, spesso i letti erano inseriti in una nicchia dei saloni celata dietro un tendaggio), mentre la chiesa, rimodernata più volte, è stata conservata come appariva a metà dell’800 quando venne dismessa dopo la consacrazione della basilica cattolica di San Nicola. http://opsolder.nl/en/museum-our-lord-in-the-attic/

PARCHI:***** Non si può non fare una passeggiata al Vondelpark, il parco all’inglese di circa 48 ettari, aperto al pubblico nel 1865 nella zona dei musei: bellissimo, verdissimo, curatissimo, un’oasi di verde e di pace, perfetto per riposarsi dopo la visita ad uno dei musei vicini.

MERCATI:**** L’Albert Cuyp Market è il mercato più celebre di Amsterdam, situato nel quartiere De Pijp e visto che era abbastanza vicino al mio albergo, ho programmato di visitarlo la mattina prima della partenza. Sarà che non sono una grande appassionata di mercatini, sarà che era agosto e forse gli stands erano di meno, devo dire non mi ha fatto una grande impressione. La zona in cui si trova, De Pijp, è comunque molto graziosa, ricca di localini e negozietti, con un’aria vagamente parigina e quindi una passeggiata vale la pena farla.

Più caratteristico direi che è il Waterlooplein flea market, il mercato delle pulci più antico d’Olanda. Dopo tre anni ancora mi dispiace non aver potuto comprare delle scatole di latta in stile un pò vintage trovate su una bancarella.

Il venerdì e la domenica nella bella piazza Spui ci sono bancarelle dedicate ai libri e alle stampe, molto carine! https://albertcuyp-markt.amsterdam/?lang=en

Begijnhof:***** Chi ha letto un mio vecchio post su Gand (https://bit.ly/2FV26jg), sa quanto ami questi antichi luoghi di pace. Le beghine erano pie donne, che pur non avendo preso i voti, si dedicavano all’assistenza dei malati e degli anziani, vivendo in queste comunità chiuse. Il beghinaggio di Amsterdam è davvero bellissimo: creato agli inizi del 14° secolo, in pieno centro città, è formato da circa 160 abitazioni che circondano un grande e curassimo prato. Durante il periodo della Riforma Protestante, il Begijnhof rappresentò l’unica istituzione cattolica romana presente in città: all’interno fu costruita in gran segreto una chiesa cattolica, che non poteva però essere visitata da persone esterne, in cui le beghine pregavano in clandestinità: la chiesa esiste ancora ed è visitabile. Al numero 34 vi è una delle due più antiche case della città, la famosa casa ‘Houten Huys” con la facciata in legno. Non vedevo l’ora di visitarlo di nuovo in questo secondo viaggio, ma purtroppo il Begijnhod era chiuso : (.

I dintorni: ***** Da Amsterdam è possibile raggiungere in 20/25 minuti di treno o autobus varie località molto pittoresche, e avendo tempo sarebbe un peccato non visitarle, ma di questo parlerò un’altra volta!